Ovvero: gli uomini muoiono i miti no, ma ci sono alcuni modi sicuri per ucciderli: 1) farli commemorare da un conduttore falsamente illuminato 2) dedicargli una fondazione.
All’inizio di questo mio commento inserisco la conclusione di quanto ha scritto oggi, 13 Gennaio 2009, Aldo Grasso sul Corriere della sera. Tutto il commento è condivisibile, ma personalmente lo ritengo poco teso a comprendere ciò che si è perpetrato alle spalle di un gigante che, in quanto irrevocabilmente morto, non può reagire.
Da Aldo Grasso: «Che tempo che fa» sembrava un Festival di Sanremo a tema: mancavano solo le bandiere della pace perché Fabrizio venisse definitivamente e noiosamente ricoperto da una crosta di aulico kitsch sociale.
Quello che io ho visto a “che tempo che fa” è stata la farsa di una dedica alla storia della canzone d’autore e, quindi, a Fabrizio De André usando Fabrizio De André per mettere in mostra personalità esigue che con Fabrizio non hanno mai avuto rapporti di nessun tipo (salvo Mauro Pagani, che con Fabrizio ha avuto rapporti intensi e spesso molto conflittuali e la PFM che ha letteralmente distrutto un capolavoro come “Bocca di rosa”). Cambiando le canzoni poteva benissimo essere una trasmissione dedicata a qualsiasi altro personaggio / mito ed infatti, quelli stessi personaggi (lugubri, devo dire) hanno più volte calcato il palcoscenico del Festival Gaber. Cosa significa questo? Significa che le Fondazioni che vengono dedicate a questi miti hanno un bisogno ossessivo di dare sfoggio di se, poco importa se il mito in questione viene completamente “decontestualizzato” e depredato della sua peculiare identità. Dov’erano domenica 11 gli amici che dirigono il Premio Tenco che, insomma, con De André c’entrano pur qualcosa? E gli abitanti e i negozianti di Via del Campo che si sono tassati per partecipare all’asta (vinta) per l’acquisto – 168 milioni e 500 mila lire - della chitarra di De Andrè, la mitica Esteve? E gli eredi di Gianni Tassio che con il suo negozio di dischi di Via del Campo, tanto ha fatto per Fabrizio De André e per la canzone d’Autore? E la Città di Genova? E la gente comune per la quale e con la quale De André si è fatto poeta? E Massimo Bubola, che davvero è stato un collaboratore di Fabrizio? E Paolo Villaggio che certo non si sarebbe prestato a tutto quel disprezzo per la morte di un genio?
Si crede che inviare un improbabile – e pessimo – personaggio come Jovanotti a visitare il cimitero per turisti di Spoon River sia sufficiente a non ridicolizzare una imbarazzante interpretazione del “Suonatore Jones”? Si pensa che Lucio Dalla, ormai ombra di non si sa chi e cosa, possa dare una interpretazione decente di “Don Raffaè” o che i flebili falsetti di una qualsiasi Antonella Ruggero possano rappresentare la storia delle generazioni che sono cresciute con i versi di Fabrizio nel cuore e sulla bocca?
Pessimo Lavoro Fazio Fabio e pessimo lavoro Signora Ghezzi…….che Wess la perdoni. Fabrizio, quello che condivido nel mio sangue con milioni di persone, non la perdonerà!
Abner Rossi


il gruppo Italo e gli Italiani ringrazia gli ascoltatori.
Per contattare il gruppo, per informazioni, contratti e scritture
Oggi
Cercare e trovare il centro di me stesso.
Là dove l’anima si perde e si fà istinto.
Là dov’è un cimitero di ricordi.
Di gente conosciuta e poi scomparsa.
Di sogni persi per distrazione
o per boicottare destini prefabbricati,
che si volevano per me,
solo per la pigrizia di inventare novità per amore di un figlio.
Trovare il momento giusto per fermare il tempo,
ed anzi imbrigliarlo per dirgli in faccia, stronzo!
Per le sue stupide alleanze,
per le combinazioni casuali,
per la sua imbecillità di tras-correre comunque.
Senza uno scopo conoscibile,
e lasciando indietro perdite, fallimenti,
amori e affetti irripetibili.
Cercare la pace per la pace fine a se stessa,
e il respiro, e parteggiare così per la luce.
Io che di ombre ho cercato di vivere, sempre!
Abner
Time
Scansioni di tempo,
ora fulgidi deserti
ora squallide fogne,
ora labbra rosse e succose.
ora vènti che spazzano costantemente
praterie di cuori dimenticati
nella polvere di ricordi bruciati.
Abner Rossi


Credo che interessi molto poco, a Sabina Guzzanti, dell’ottenimento di solidarietà e niente della mia personale per i recenti accadimenti romani. Personalmente ritengo la solidarietà un sentimento postumo e, pertanto, spesso dettato dal senso di colpa. Se intervengo sull’argomento e sulle critiche / condanne che le sono state rivolte da più parti è perché la questione “in ballo” è notevole: si tratta della possibilità, a torto o a ragione, di esprimere pubblicamente opinioni personali o se si debba adattarci ad un conformismo dell’espressione scritta o parlata che “rispetti” quei cittadini che svolgono funzioni pubbliche, istituzionali, politiche o religiose. Si tratta di decidere se ci sono personalità “super partes”, o se tutti, proprio tutti, facciamo parte di una società e di un periodo storico e sociale. E’ un fatto incontestabile, ad esempio, che sua Santità stia portando il timone ecclesiastico verso un rinnovato potere temporale a danno della visione universale che il precedente Pontefice aveva donato a credenti e non credenti; è un fatto che il Parlamento abbia votato il lodo Alfano che stabilisce la mia diversità da quattro cittadini che svolgono un lavoro diverso dal mio, ma che in caso di elezioni hanno, come me, solo un voto a disposizione; è un fatto che – come sostiene la Guzzanti - il Presidente della Repubblica (uomo straordinario e punto di riferimento internazionale) abbia, da buon “migliorista” qual’era e quale è rimasto, lavorato per permettere sia che si fermasse “la legge blocca processi”, che per favorire un dialogo fra maggioranza ed opposizione o, per precisare meglio la mia opinione, fra PDL e PD e quindi fra Berlusconi e Veltroni. Sapremo in futuro se abbia ragione il Presidente, fatto sta che lui per primo sa bene che il PD è lontano da essere un vero Partito politico e sa ancora meglio che occorre tempo per un processo di costituzione reale che fino ad adesso non c’è stata. Appare strano e molto pericoloso, almeno al mio miope sguardo, che si cerchi legittimazione proprio dall’avversario politico.
Personalmente critico tutti i moralismi e tutti i pre-giudizi sia quelli che riguardano i nostri politici, sia verso quei Popoli in via di schedatura. Sono comunque fatti accertati gli argomenti telefonici (intercettati) del nostro Presidente del Consiglio dei Ministri nei quali non ravvedo elementi che appartengano a questioni di Stato. Non spetta a me, ma ai suoi parenti, decidere e giudicare della “visione del mondo” del loro congiunto. Non spetta a me sapere se negli argomenti telefonici (intercettati) si ravvedano dei reati e che tipo di reati; ci sono Organi appositi per questo. Io rivendico solo il diritto ad apprendere una notizia e a sottoporla alla critica positiva o negativa dei miei modi di vivere e dei miei valori, rivendico solo il diritto al pensiero e alla sua trasformazione in opinione privata e pubblica, quindi obbiettivamente politica.
Abner Rossi